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E' GIA' IL 9 MARZO di Biagio Papotto

08/3/2019
L’8 Marzo. Forzando un po’ la parola… non mi sento di dire che è una ricorrenza. Da molti anni, e di recente ancora di più, le uniche cose che ricorrono sono le violenze, le sopraffazioni, le assordanti grida di dolore e di allarme che cadono puntualmente nei colpevoli silenzi. Di tutti. Si, perché siamo tutti coinvolti, in quanto abitanti di questo Paese e di questo mondo. Siamo talmente assuefatti alle brutture che assistiamo distratti ai soprusi quotidiani che giornali e tv ci segnalano, quasi come se una notizia valesse un’altra notizia. Cronaca, moda, calcio… E non diamo, per favore, la colpa soltanto al ritmo quotidiano che la vita di ogni giorno ci costringe a tenere. Basta con le scuse che ci assolvono. Le spose-bambine riguardano un’altra nazione? E allora? Vogliamo sbrigativamente pulire la ns. coscienza con l’incolpare l’arretratezza di quello stato? E le ragazzine che perdono la vista per eseguire micro-saldature in tante fabbriche improvvisate dell’est asiatico, dove lavorano per il classico “pugno di riso” giornaliero, mentre producono componenti per i nostri cellulari sofisticati e per i nostri irrinunciabili elettrodomestici? E i milioni e milioni di donne che vivono come schiave per l’agricoltura a buon mercato, per portare sulle nostre tavole primizie a poco prezzo, che dovrebbero avere un sapore orribile, se solo non riuscissimo ogni volta a pensare ad altro? E le donne oggetto di violenza in Italia? Violenza fisica, psicologica… Economica. Basta aprire un giornale, anche in cronaca cittadina. Anche un giornale locale, purtroppo. E allora si comprende quanto il fenomeno sia diffuso, e come purtroppo non regredisca. Anzi. Abbiamo persino dovuto familiarizzare con un termine apposito: femminicidio; odiosa specificazione per indicare che la vittima di un assassinio è una donna. Come se in qualche modo ci fosse una strisciante forma di discriminazione anche in questo. Va bene le statistiche, ma insomma… Diciamo più correttamente che c’è stato un omicidio, e a soccombere è stata una donna. Come CISL Medici, cioè come sindacato di professionisti dediti alla cura degli altri, ci siamo trovati a fantasticare: può esserci uno “sciopero delle donne”? No, seriamente… Laddove le condizioni di vita di una donna lo consentano… Cosa accadrebbe se le donne uscissero di casa per NON occuparsi della propria famiglia (ripeto: ove sia possibile), NON andare al lavoro, non fare quello che in quel dato giorno il “sistema” si attende da loro. Fabbriche in tilt, tribunali in tilt, uffici in tilt, ospedali in tilt. Il mondo, in poche parole, si accorgerebbe che sono indispensabili. Per tacere dei bambini, o dei mariti viziati che non trovano neppure un calzino… E di tutti noi, che quel giorno non vedremmo, voltandoci, il sorriso coraggioso e rassicurante della collega che ci lavora accanto. Pensiamoci. Cambiamo il mondo. Assieme. È ora. È già il 9 Marzo.

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